Copa America di calcio Story: I trucchetti di Arthur Friedenreich per diventare El Tigre
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Copa America di calcio Story: I trucchetti di Arthur Friedenreich per diventare El Tigre

Tra poco comincerà la Copa America di calcio. Messi ha un obiettivo: far meglio di Maradona e Pelé che non l'hanno mai vinta

Copa America di calcio Story: I trucchetti di Arthur Friedenreich per diventare El Tigre

Tra poche ore inizierà una nuova edizione della Copa America di calcio, una delle manifestazioni sportive calcistiche più datate, dal momento che la prima edizione, anche se non si chiamava così, si tenne nel 2016.

Quella del 2015 si terrà in Cile, quella del 2016 si svolse in Argentina, anche per via del fatto che quell’anno la nazione agli antipodi dell’Italia festeggiava l’indipendenza.

Già, l’indipendenza. L’indipendenza è una cosa, certamente una conquista, ben altro è la questione della razza, che rimane, in alcuni paesi, ancora irrisolta. I conquistadores spagnoli imposero una supremazia bianca che è ben lungi dall’essere superata, basti pensare a ciò che è successo poco più di qualche anno fa in Brasile, con persone, meticci perlopiù, fatti sloggiare a forza perché “the show must go on” oppure perché, come disse un politico nel 1950, prima del Maracanazo “bisogna toglierli quei serpenti per strada”, far capire che il Brasile è una nazione moderna.

Il Columbus Day nel Sudamerica è detto El Día de la Raza, e non proprio ben visto, ecco.

E per quanto possa sembrare assurdo, agli inizi del secolo scorso, in Brasile, peraltro ultimo paese ad abolire la schiavitù, vigeva una sorta di segregazione razziale, un apartheid ante litteram, una regola non scritta che impediva a neri e meticci di giocare a calcio.

Nel luglio del 1892, a San Paolo del Brasile, nacque un bimbetto che non avrebbe dovuto giocare a calcio, figlio com’era di un tedesco e della figlia di schiavi. Aveva gli occhi verdi, ma capelli crespi e pelle mulatta.
E una singolare abilità: sapeva parlare al pallone, che rotolava meglio tra i suoi piedi, e meglio ancora il bimbo, da grande, cominciò a farlo rotolare nelle porte avversarie.

Ma tra e il calcio c’era sempre quel colore ambrato della pelle. Allora, cosa fece il ragazzo che danzava con il pallone? Cominciò a far circolare la voce che fosse tedesco, in questo il cognome aiutava ed eccome, si lisciò i capelli e si cospargeva il corpo con una crema di riso. E voilà! Fu così che Arthur Friedenreich divenne El Tigre, 1329 confirmed kills, perchè tanti furono i gol realizzati da questo formidabile atleta, antesignano dei Leonidas, dei Zizinho, dei Pelè e dei Ronaldo che sarebbero venuti a dar lustro e vittorie alle nazionale verdeoro.

C’era Arthur Friedenreich nel 2016, all’alba della Copa America, quando s’impose l’Uruguay del polivalente Isabelino Gradin (uno che giocava a calcio ed era campione del Sudamerica dei 400 metri) e c’era anche nel 1919, quando il Brasile s’issò per la prima volta sul tetto del Sudamerica, edizione della quale fu anche bomber principe insieme al compagno di squadra Neco.

Cosa sarebbe stato il calcio in Brasile senza l’apporto dei mulatti?

Massimo Bencivenga

 

 

 
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