Chernobyl 24 anni dopo. La radiottività della zona permea i giocattoli dei nostri bimbi!
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Chernobyl 24 anni dopo. La radiottività della zona permea i giocattoli dei nostri bimbi!

Una inchiesta shock porta alla luce il traffico dei disperati, degli ultimi che...

Chernobyl 24 anni dopo. La radiottività della zona permea i giocattoli dei nostri bimbi!

Una mattina di fine Aprile di 24 anni il mondo si svegliò più impaurito di altri giorni. Il nome della paura? Reattore numero 4. A dirlo così non sembra così brutta.
Ma cosa accadde quel 26 aprile 1986 dalle parti di Chernobyl? Successe che, per effetto di errori umani, nella centrale elettronucleare della vicina Pripjat' (circa 30 Km) vi fu la fusione del nocciolo del reattore n° 4 con una conseguente esplosione (non nucleare) della copertura e dispersione di grandi quantità di materiale radioattivo.
Tutti gli incubi radioattivi presero immediatamente forma nel mondo occidentale, per alcuni giorni ci fu un autentico caos, la gente era incollata alla televisione e seguiva con timore l’avvinarsi della nube radioattiva levatasi da Chernobyl verso la nostra penisola.

 Se avessero potuto gli italiani avrebbero allontanato con il pensiero la nube, ma così non avvenne.
Non mancarono in quelle settimane, e anche dopo, chi volle sbizzarrirsi a voler trovare un legame tra il nome Chernobyl e qualche profezia biblica contenuta nell’apocalisse di Giovanni, una profezia relativa al terzo angelo ed all’assonanza tra il nome Chernobyl e l’assenzio. Una moda che ha avuto il suo epilogo anni dopo con le teorie di Michael Drosnin, aiutato da un team di matematici come Eliyahu Rips, espresse nel libro “Codice Genesi”. 

 

 

Il governo sovietico si comportò come solitamente si comportava negli anni della guerra fredda, l’allarme al resto del mondo venne dato con colpevole ritardo ma, d’altra parte, lo stesso modus operandi fu eseguito anche nell’Agosto del 2000 nel caso del sottomarino Kursk.
Non c’è niente di eroico in ciò, gli unici eroi, forse sarebbe meglio dire martiri, furono i primi soccorritori, quelli che entrarono nel reattore ben sapendo che non ne sarebbero usciti, o che non sarebbe restata loro più di una settimana di sofferenze atroci, il tempo necessario affinchè i roentgen assorbiti facessero il loro sporco lavoro all’interno delle strutture molecolari organiche.
Adesso la zona intorno alla centrale di Chernobyl è zona vietata, off-limits, sotto il controllo dei militari, o meglio dei miliziani.
Poi, qualche anno dopo, vi fu il crollo del blocco sovietico. Il crollo di quel modello significò anche la fuga di quelli che erano, all’interno del Paradiso dei lavoratori, dei privilegiati: Spie, militari, diplomatici, scienziati.
Molti scienziati nucleari virarono verso Israele, molti matematici russi, con il loro forte accento gutturale, finirono a fare i calcoli per assicurazioni, finanziarie ed Edge Fund nella City di Londra. Adesso non vi stupite vero se la badante di vostra nonna era un tempo un medico o una diplomatica?

I militari invece si sono trasformati in contrabbandieri di armi o in boss della criminalità. La Mafia russa è comandata da ex generali, e i sicari sono i loro ex soldati. Così va il mondo. I politici di tutto il mondo guardano con attenzione all’arsenale “a disposizione del miglior offerente” russo. Missili balistici e armi chimiche o batteriologiche sono lì, pronte ad essere vendute con il governo russo che si volta dall’altra parte o finge di non sapere.

Ma c’è anche chi si arrangia come può. Delle recenti inchieste hanno evidenziato come, intorno a Chernobyl, degli 8 milioni di tonnellate di metallo ne sono rimaste circa 2000.

 

 

Dov’è finito il metallo rimanente? Nessuno lo sa. Nessuno lo sa con esattezza, intendo.

Di sicuro ci sono delle persone che, con sommo sprezzo della vita (i miliziani hanno l’ordine di sparare a vista), si avventurano all’interno della zona proibita per rubare del metallo contaminato che poi rivendono.

E' il contrabbando dei disperati, degli ultimi, di quelli che rischiano di beccarsi una pallottola nella schiena e una bella iniezione di roentgen nel corpo per l’equivalente di circa 9-10 euro per ogni quintale di metallo trafugato. Sono i parenti, ancora più poveri e disperati dei tombaroli peruviani e boliviani.

Va da sé che anche i miliziani, non tutti ovvio, prendono la loro parte in tutto ciò. Ma come dar loro torto? Per certi versi anche loro sono gli ultimi, uomini mandati lì a buscarsi la loro bella dose di Roentgen mentre i loro ex commilitoni che, più furbi o più al passo con i tempi, hanno scelto il crimine girano con Bmw e modelle?
Qualche miliziano integra lo stipendio ed il rischio con un sempre ben accetto extra.
I controlli ci sono, blandi ma ci sono, e vengono aggirati ora con mazzette e ora nascondendo il metallo contaminato in mezzo a tonnellate di  metallo decontaminato.

Questo metallo arriva sempre in modo illegale nei legali centri metallurgici del paese. La corsa del metallo additato con i Roentgen di Chernobyl non si arresta lì, gran parte di quel metallo riparte verso la Cina. Non sto qui a dire, per non offendere la vostra intelligenza, in che modo vengono risolti eventuali controlli alla frontiera.

Il metallo contaminato e radioattivo di Chernobyl ritorna, via Cina, in Europa e in Italia nella forma di innocuo barattolo di conserve, nella forma di tubulare della tua bici. Sotto forma delle parti metalliche del giocattolo di tuo figlio.

Giocattolo che magari scegliamo perché costa di meno. Siamo ancora certi che la concorrenza, il libero mercato, il consumismo sia un bene? Un bene assoluto?

Occorre dire che il metallo contaminato fuso con metallo non contaminato dovrebbe “diluire” la radioattività. Ma nessuno lo afferma con certezza matematica.

Massimo bencivenga    

 
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