Falcone, Borsellino, le stragi e la trattativa Stato-Mafia

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Falcone, Borsellino, le stragi e la trattativa Stato-Mafia

Il papello consegnato alle autorità da Massimo Ciancimino sta sollevando il velo su una pagina oscura della nostra Storia recente. E sono in tanti, direttamente o indirettamente, a tremare..

Falcone, Borsellino, le stragi e la trattativa Stato-Mafia

Gli anni cruciali 1992-94, quelli del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, sono anni che non sono stati ancora ben sviscerati ed analizzati, anni dei quali si ricorda soprattutto l’introduzione di una marea, ma una vera e propria marea, di imposte, dazi, chiamateli come volete tanto avete capito a cosa mi riferisco, di leggi insomma, e si ricordano le indagini del Pool più famoso, quello che vedeva lavorare fianco a fianco il ruspante Antonio Di Pietro e il colto Francesco Saverio Borrelli, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo, Armando Spataro e Ilda Bocassini. Il pool di Mani Pulite, quelli di Tangentopoli.
L’Italia si trovò ad affrontare i politici “truffaldini” e fece conoscenza con gli “avvisi di garanzia”.
Adesso a distanza di 17 anni si sta cercando di sollevare il velo su quegli anni.

Un’altra costante degli anni 1992-94 furono le stragi.
Le morti di Falcone e Borsellino, la bomba di Via dei Gergofili, quelle a san Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro, quella, inesplosa, a Maurizio Costanzo solo per citare gli episodi più famosi.
E’ opinione corrente che “ la sinfonia delle bombe” facesse parte della strategia di risposta al 41bis ed alla cattura del boss Totò Riina.
Poi le indagini terminarono, si arenarono.
E così la musica delle bombe.
Strisciante era la sensazione di una qualche “trattativa” tra Istituzioni e Mafia.

Voi fermate gli arresti, noi le stragi ed insieme cerchiamo di rimettere ordine in questo mondo che sta andando veloce, troppo veloce sia per noi che per voi, che invece gradiamo sommamente la tranquillità delle cose lente a cambiare.

La sensazione c’era già allora, ma adesso vien fuori un tal Massimo Ciancimino il quale afferma che fu il padre a fare da mediatore, da broker, tra lo Stato e la Mafia, e più in generale della malavita. Massimo Ciancimino è figlio di Vito Ciancimino, ex sindaco, colluso con la Mafia, di Palermo. Uno dei referenti nella trattativa, a sentire Massimo Ciancimino, era il generale dei carabinieri Mario Mori. Massimo Ciancimino ha consegnato un “papello” che adesso è al vaglio delle autorità, e che sta già facendo tremare non poche persone protagoniste di quegli anni ruggenti. Nel mirino potrebbe finire, anzi ci finirà sicuramente, il politico Nicola Mancino. Sono in molti ad indicare che il referente per il mondo politico era Nicola Mancino; Mancino era, all’epoca della morte di Borsellino, Ministro dell’Interno e sembra non ricordare di aver avuto degli incontri con Borsellino stesso. 

In realtà sembra ricordare poco di quel Luglio 1992. Ma si è già diverse volte contraddetto.

Nicola Mancino è stato Presidente del Senato, seconda carica istituzionale del paese, con Romano Prodi ed è attualmente Vice-Presidente del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura). Nella bufera del papello e dell’immonda trattativa potrebbe finire anche Marcello Dell’Utri, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ed a capo di un comitato che ha il compito di scegliere cosa insegnare in fatto di Storia agli alunni italiani.

Che Storia racconterà Marcello Dell’Utri ai nostri figli? Mah.

Sempre secondo le solite indiscrezioni la malavita, in un primo momento, pur di conservare il potere, avrebbe accettato di aiutare la sinistra, che nei sondaggi era data vincente, questo prima della discesa in campo di Silvio Berlusconi. Dalla parte dell’uomo di Arcore c’erano tanti ex democristiani e socialisti, gente che sa come va il mondo, e persone con le quali avevano già avuto contatti.
Tra i sinistroidi, ribelli e nuovi, e qualcosa di nuovo che sapeva di vecchio i boss, conservatori per definizione ed indole, scelsero la continuità, chiamiamola così. E si strinsero intorno al centrodestra. Massimo Ciancimino dice di aver avuto contatti anche con Angelino Alfano, attuale Ministro della Giustizia, che ovviamente glissa in nome di “uno schifo” verso la Mafia. Un pentito dice che il padre di Alfano chiese ai boss voti per Angelino.

In conclusione, ci sono stati abboccamenti tra Stato e Mafia.
Per lo Stato hanno avuto un ruolo Nicola Mancino e Mario Mori; per la Mafia i boss e don Vito Ciancimino, sindaco di Palermo.

Nicola Mancino è a Capo della Cassazione, anche se formalmente il capo della magistratura è il Presidente della Repubblica.
Nicola Mori è stato, durante il II Governo Berlusconi, a capo del Sisde, l’organismo che dovrebbe garantire il controspionaggio civile. L’organismo che dovrebbe tutelare noi cittadini dalle minacce verso di noi e la democrazia.
Angelino Alfano è il ministro ombra tutto proteso a garantire un qualche ombrello giudiziario al suo capo, uno qualsiasi che non gli faccia piovere addosso troppi processi.
Marcello Dell’Utri vuole inculcare ai nostri figli il culto per Mussolini e il cavaliere.

Devo continuare? Lo farò! Qualche altra volta...

                                                       Massimo Bencivenga

 

 
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