 Abbiamo visto che la Protezione Civile di Guido Bertolaso agisce come un sistema clientelare quando non, a vedere la quantità di cognati, suoceri e figli di, familiare; e qui andrebbe poi approfondita una questione che riguarda il terremoto di un anno fa in Abruzzo: a quali esperti si rivolse allora Bertolaso? Al cognato ingegnere o a qualche geofisico in organico di maggior spessore? Abbiamo anche visto quante mani ha, sugli appalti della Protezione Civile, il suo mentore politico, il Richelieu di Palazzo Chigi, Gianni Letta attraverso la megasocietà di catering e servizi Relais di cui è proprietaria la figlia Marina.
La sorella di Gianni Letta invece si occupa della gestione degli aiuti per il terremoto negli Abruzzi: a voler essere brutali è lei che decide chi deve avere le coperte e chi no.
C’è però un altro ministero che non bada a spese, soldi dei contribuenti, nonostante la tirchieria di Tremonti e le pagliacciate di Brunetta: il ministero dei Beni Culturali di Sandro Bondi. La gestione del nostro patrimonio culturale, con buona probabilità il più ricco del mondo, è stata affidata dal governo Berlusconi ad un manager bocconiano collezionista di poltrone ed incarichi: Mario Resca. Mario Resca prima di diventare il supermanager dei Beni Culturali era presidente e amministratore delegato di McDonald’s Italia. La sua nomina fu contestata da un raffinato storico e critico d’arte, Salvatore Settis, preside della Normale di Pisa, che si dimise al grido “una cosa sono i panini, un’altra la cultura”, mentre il consiglio superiore che presiedeva si autosospese. Ma tutto ciò non smosse il prode Sandro Bondi tanto che lui, che si professa uomo di cultura, tra la ragion di Stato e la Cultura, scelse la linea Berlusconi. Mario Resca ha chiesto sinora numerose consulenze. A beneficiarne sono state le solite società, non più di una decina che forniscono, a cifre astronomiche, la loro partnership e i loro consigli. I Beni Culturali si sono rivolti sinora principalmente a Roland Berger, Price Waterhouse Coopers e Boston Consulting Group. Mario Resca ha ingaggiato anche altri tre nuovi consulenti, da aggiungere ai tanti già in organico: Claudio Strinati, Paolo Peluffo e Giuliano Urbani. Claudio Strinati è stato soprintendente al Polo Museale romano; Giuliano Urbani è stato ministro dei Beni Culturali nel precedente governo Berlusconi; Paolo Peluffo è stato il responsabile stampa al Quirinale con Carlo Azeglio Ciampi Presidente e consigliere della Corte dei Conti.
Questa attenzione alla Corte dei Conti, che ha il compito di vigilare l’amministrazione del denaro dei contribuenti, sembra essere una vera vocazione; in organico al ministero c’è infatti anche, con uno stipendio da circa 140mila euro, Marina Giuseppone, figlia di un altro magistrato della Corte dei Conti. Ma non finisce qui. Il Capo di Gabinetto del ministero, Salvatore Nastasi, è anche lui figlio di un giudice della magistratura contabile, Enrica Laterza. E via via una pletora di altri consiglieri, consulenti ed esperti tra i quali si possono scorgere Angelo Lorenzo Crespi e Raffaele Iannuzzi, pupilli rispettivamente di Marcello Dell’Utri e Gianni Baget Bozzo, per arrivare all’archeologa Elena Francesca Ghedini, sorella di Nicolò Ghedini.
Ma non c’è solo la destra. La nuova holding creatasi dalla fusione tra Cinecittà e Istituto Luce è terra di conquista del centrosinistra. Il fratello di Marrazzo ha avuto una consulenza per esempio, e la nuova holding è gestita da Alessandro Nicosia, amico di Rutelli e marito della cugina di Bettini: omone ombra di Veltroni e uomo che conta nel Pd. Consulenze su consulenze, società che “figliano” altre società per controllare questa mostra, quell’evento, quel sito archeologico e così via.
Dimenticavo la longa manus del cardinale Gianni Letta. Salvo Nastasi non è solo figlio di un giudice, è anche fidanzato con la figlia di Gianni Minoli, ex direttore Rai. La fidanzata è anche nipote del potente Ettore Bernabei. Salvo Nastasi (nella foro a sinistra) fu lanciato da Gianni Letta.
Dopo ciò che è venuto fuori intorno alla Protezione Civile la prossima linea degli sprechi scandalosi potrebbe riguardare l’amministrazione e la gestione del nostro bellissimo patrimonio culturale.
Massimo Bencivenga |