Fact checking all'italiana. Le chiacchiere elettorali passate al microscopio
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Fact checking all'italiana. Le chiacchiere elettorali passate al microscopio

Nei paesi anglosassoni Ŕ una cosa presente da tempo, da noi adesso si comincia, forse, a fare sul serio

Fact checking all'italiana. Le chiacchiere elettorali passate al microscopio

 

In guerra la prima vittima è la verità. La campagna elettorale è o no una guerra? Certo che sì, non ci sono morti, ma non è meno dura. E in campagna elettorale si sprecano le promesse e le bugie. E la Rete non è ancora riuscita a fare il filtro che i guru della stessa hanno teorizzato. Un po’ di giorni fa girava (per la verità gira ancora!) su Facebook e Twitter una foto di Mario Monti e del figlio, con una didascalia che informava (!) gli internauti che il figlio di Monti lavora presso Morgan Stanley, una banca alla quale il papà avrebbe “casualmente” liquidato due miliardi e mezzo di titoli derivati del Tesoro. Ora, Monti padre non ha “casualmente” liquidato niente. L’Italia nel 1994, forse per la troppa foga di rientrare nei parametri di Maastricht accettò un prestito. Un contratto scritto male o troppo spregiudicato, frutto, probabilmente, della frenesia con cui all’epoca il ministero cercava di rispettare i suddetti parametri europei di Maastricht appena approvati per poter poi entrare nell’euro.
Certo, magari si può parlare di un capestro, di un tipo di contratto anomalo, con una clausola non negoziabile né presente in nessun altro contratto quadro vigente tra il Ministero e le sue controparti; una clausola che non ha permesso nessuna rinegoziazione. Ad ogni modo, sono debiti che vanno onorati e Monti non ha casualmente “liquidato” niente. E poi vi sembra facile spostare, di questi tempi, due miliardi e mezzo di euro?
Nel 1994 si alternarono al Ministero del Tesoro prima il professor Piero Barucci, con il governo Ciampi, poi Lamberto Dini, con il primo governo Berlusconi.

In Italia spesso c’è la tendenza a piegare l’informazione alle proprie convenienze. Ma è un vizio comune a tutti i politici, ad ogni latitudine. Ci provano in continuazione, e non sempre i media, per pigrizia o scarsa indipendenza, se la sentono di remare contro. Il più delle volte più che la pigrizia trattasi della poca indipendenza.

C’era chi confidava nella Rete, e l’esempio sopra non va proprio in quella direzione. Ma qualcosa si muove, negli ultimi anni sono sorte numerose piattaforme online indipendenti che fanno del fact-checking, ossia della verifica delle informazioni e dei dati citati, la loro missione principale. E come al solito consiglio di dare una occhiata anche ai blog dedicati o molto verticali su un argomento: sono gratis, curati da persone appassionate e possono offrirvi una vision altra molto più reale dell’immagine che media e politici tendono a fornire.  

Negli Usa siti come PolitiFact, Fact Check, Flack Check e blog come The Fact Checker del Washington Post, hanno assunto un importante ruolo di guida per molti elettori che faticano ad orientarsi nel marasma di affermazioni più o meno fantasiose fatte dai membri del Congresso e dai loro spin doctor.

Questi siti passano al setaccio tutte le dichiarazioni dei congressisti di primo piano e assegnano loro un indice di veridicità secondo una scala proprietaria. Il Post assegna da 1 a 4 Pinocchi a seconda della gravità delle menzogna; PolitiFact ha ideato il  Truth-O-Meter, un “contatore” che classifica le dichiarazioni in sei diversi livelli di rispondenza ai fatti, attribuendo i “Pants on fire” pantaloni in fiamme, a chi davvero l'ha sparata grossa e rischia di bruciarsi pantaloni e il resto per quella affermazione.

Qualcosa si sta muovendo anche in Italia, mi sento di segnalare qualche posto dove si fa una verifica delle affermazioni dei nostri politici. Come già detto le mezze verità o le mezze bugie trovano su Internet un terreno fertilissimo. Ricordate la storia del boom di suicidi di imprenditori? Ecco un esempio che non ha retto l’esame statistico che ha evidenziato, dopo una attenta lettura delle cifre, che non c’è stato alcun boom, anche se il problema c’è. E ricordate le quattro morti sul lavoro del 2008? In quell’anno persero la vita 1120 persone, nel 2012 i morti sono stati 1180. Eppure i tg non ne parlano più. E le aggressioni di pitbull? Secondo voi sono finite? Gli stupri degli extracomunitari?  

Ad ogni modo, seppur con meno veemenza dei paesi anglosassoni, anche in Italia stanno nascendo delle società che si occupano di controllare e riportare la veridicità delle affermazioni dei nostri politicanti. Mi sento di segnalare pagella politica che riporta anche una valutazione in cinque punti: vero, c’eri quasi, ni, pinocchio andante e panzana pazzesca. E mi sento di consigliare anche La macchina della verità di La Stampa.

Massimo Bencivenga 

 

 
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