 E cinque. Cinque diversi pentiti tirano in ballo il sottosegretario all’economia, on. Nicola Cosentino da Casal di Principe, plenipotenziario e ambasciatore in Campania di SMS, per “relazioni pericolose” con i clan casalesi. SMS sta per sua maestà Silvio. Da tempo il settimanale L’Espresso sta dipanando la matassa di dati per cercare di fornire un quadro del caso. Domenico Frascogna associa un politico, lo chiama o’ mericano, soprannome del padre di Cosentino ma con cui vengono indicati anche i figli, come legato al famoso Sandokan e in rapporto anche con tal avv. Natale. Michele Froncillo riferisce agli inquirenti di contatti, costanti e ripetuti, dei clan con politici quali Nicola Cosentino, Gennaro Coronella, ora deputato Pdl, e Nicola Caputo, attualmente consigliere regionale Pd. Gaetano Vassallo, l’uomo che, per sua stessa ammissione, ha avvelenato il suolo dell’agro aversano con i suoi sversamenti di rifiuti e, cosa non trascurabile, si sta tuttora arricchendo, a spese dello stato, grazie ai siti in gestione, lo cita in vicinanza al clan dei Bidognetti. Anche Carmine Schiavone lo indica come uomo “a disposizione” dei clan. L’ultimo arrivato, in termini di accusa è Dario De Simone. Alcuni di questi pentiti citano anche altri politici, particolarmente insistente è anche il nome di Mario Landolfi. Da rimarcare che alcune di queste dichiarazioni sono del settembre ’96, quando il Cosentino non era l’uomo forte di Forza Italia neanche nella provincia; altri ancora fanno risalire i “contatti” all’82 quando Nicola Cosentino era, giovanissimo, consigliere provinciale nelle fila dello Psdi. Gaetano Vassallo in particolare ne tratteggia il ruolo svolto negli appalti e nella gestione dei consorzi di rifiuti e termovalorizzatori. Nell’articolo viene altresì sottolineato come a società ed imprese della famiglia Cosentino, operanti nel settore gas e gpl, venne in passato negato il certificato antimafia. Certificato ottenuto con la nomina, poco prima delle elezione del 2006, di Elena Stasi a prefetto di Caserta. In quel tempo Berlusconi cambiò molti prefetti e questori, e non solo a Caserta. Elena Stasi è attualmente al parlamento eletta ( ammesso che con l’attuale sistema elettorale è lecito parlare di elezione?) nelle liste del Pdl. I pentiti parlano anche di terreni e lotti, ma questo può non essere importante. Nel 2005 Cosentino perse le elezioni, a vantaggio di De Franciscis, per la presidenza della provincia di Caserta ma venne premiato diventando coordinatore regionale di Forza Italia. In quelle elezioni spopolarono, alle regionali, Nicola Ferraro nell’Udeur e Angelo Brancaccio per il Pd. Angelo Brancaccio è stato, nel 2007, arrestato e rilasciato per reati amministrativi; lui e la sua giunta, era sindaco di Orta di Atella, passarono in toto nell’Udeur che, manco a dirlo, accolse i transfughi a braccia aperte. Nicola Ferraro di Casal di Principe, non l’avevo detto, Businessman nell’aureo settore dei rifiuti è stato arrestato nel 2008 nell’ambito dell’inchiesta che vide convolta lady Mastella. Anche Ferraro è uomo “nominato” dai pentiti per amicizie con i clan. Attualmente non è più nell’Udeur ma sta pensando ad un partito di centro tutto suo.
Di assordante in tutto ciò è il silenzio della maggioranza di governo sulla questione. Anche da parte di Lega e An. A parole si vuole combattere la malavita ma con i fatti si sorvola su possibili ramificazioni nelle istituzioni. O forse le parole dei pentiti sono vangelo se nominano un pinco pallino ma cessano di essere attendibili se citano politicanti più o meno famosi? O forse Berlusconi ha capito che la Campania è un terreno scivoloso, un terreno che ha già fatto mancare il terreno sotto i piedi a Romano Prodi. Non esiste solo un sistema Bassolino, sta emergendo anche un sistema Cosentino.
Cose che succedono…
In Campania
Massimo Bencivenga |