Il crac Lehman e le mani di Goldman Sachs sull'Italia
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Il crac Lehman e le mani di Goldman Sachs sull'Italia

L'articolo può sembrare un'accozzaglia di fatti legati tra loro da un filo sottile. Tale filo però ha risvolti inquietanti

 Il crac Lehman e le mani di Goldman Sachs sull'Italia

Le banche che adesso sono fallite o hanno cambiato, per così dire, ragione sociale sono quelle che sono uscite indenni, e con sospette manovre ribassiste, dalla crisi finanziaria post 11 settembre, dalla crisi del ’29 e dalle varie e cicliche crisi che di tanto in tanto avvengono nel mondo. Bene, sembrerebbe che dette istituzioni avrebbero perso il manico, il tocco magico, la capacità di prevedere le crisi. In realtà non è così per il semplice fatto che possono a loro discrezione e con la loro liquidità creare dei buchi e quindi dirottare verso nuovi lidi le loro attività. Molto interessante è la gigantesca Goldman Sachs, una banca che è tutte le banche, un sistema che è tutti i sistemi, dominus finanziario senza uguali o precedenti.
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Il 1992 fu un anno molto particolare: crisi Prima Repubblica, uragano Tangentopoli, attacco alla lira da parte del filantropo George Soros, uno abituato a mettere in diffoltà stati interi grazie alle sue speculazioni finanziarie, che Carlo Azeglio Ciampi non riuscì o non volle impedire. E non è tutto, sentite a tal proposito cosa disse in quegli anni Reginald Bartholomew (ambasciatore americano a Roma e futuro presidente di Merril Lynch Italia): «Continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri».
Avete capito? Rimuovere ogni barriera per gli investimenti esteri!!! E’ proprio quello che hanno fatto Draghi & C.
Ha talmente lavorato bene, che oggi Draghi è stato premiato con la direzione della Banca d’Italia. «Una scelta di alto profilo» disse a suo tempo Romano Prodi in merito al nuovo capo di Palazzo Koch! E ci credo: l’ex leader della sinistra è stato (e forse lo è ancora) consulente guarda caso proprio della Goldman Sachs (nonché presidente dell’Iri per ben due volte), e uno dei protagonisti della svendita italiana. In tredici anni decine e decine di grosse aziende nostrane sono passate in mani straniere (per esempio Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Ferrarelle, e moltissime altre). Fonti mai del tutto confermate hanno individuato in tal Linda Costamagna una delle finanziatrici della campagna elettorale di Romano Prodi, tale signora è la moglie di Claudio Costamaglia, ai tempi amministratore delegato di Goldman Sachs per l’Europa. Il cerchio si chiude di continuo. Arriviamo ad un altro punto cruciale della politica e dell’essere parte del “sistema Goldman Sachs”. La fedeltà.

 

La leggenda della banca narra che, una volta entrati in Goldman Sachs, si resta uomini Goldman Sachs a vita, anzi gli altri incarichi servono solo ad ampliare gli affari con la banca stessa e per permeare il mondo della dottrina Goldman Sachs. Una lobby trasversale al potere politico ma unita nel cercare il potere finanziario.

 

Ecco un piccolo, inesaustivo elenco di uomini Goldman Sachs passati ad altro incarico.

 

Robert Rubin, da dirigente Goldman Sachs a segretario al Tesoro presidenza Clinton;

 

Henry M. Paulson, da vice Presidente di Goldman Sachs a Segretario al Tesoro sotto presidenza G.W. Bush;  

 

Robert Zoellich, da dirigente Goldman Sachs a vicesegretario U.S.A;

 

William Dudley, da dirigente della Goldman Sachs a capo della Federal Reserve Bank di New York, il distretto principale azionista della Federal Reserve;

 

Paul Thain, da Presidente Goldman Sachs nel 2003 a capo del New York Stoch Exchange, la consob americana;

 

Mario Draghi, da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d'Italia;

 

Joshua Bolten, da dirigente Goldman Sachs, a capo del gabinetto della Casa Bianca; Gary Gensler, sottosegretario al tesoro;

 

Jon Corzine, da ex presidente Goldman Sachs a Governatore del New Jersey;

 

Philip D. Murphy, da presidente Goldman Sachs in Asia a Responsabile per la raccolta fondi per il Partito Democratico U.S.A;

 

Da tempo alcuni analisti avevano notato che l’avvicendamento ai vertici della Goldman, ben lungi dal rappresentare un indebolimento, era invece un’ulteriore dimostrazione del potere tentacolare dell’azienda.

 

Paulson, è l’artefice della proposta di salvataggio, a danno dei contribuenti delle banche americane, un grosso passaggio di ricchezza l’ha definita il Nobel per l’economia Stiglitz, già segretario al tesoro con Clinton e papabile per un ritorno in caso di vittoria di Obama, solo che questa volta si ruba ai poveri per dare ai ricchi. Il fallimento è controllato. Per uscirne ancora più forti.

 

 

 

                                                                          Massimo    Bencivenga

 

 

 

 

 

 
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