Antonio Fazio alla presidenza Ior, la Banca Vaticana. Opus Dei permettendo
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Antonio Fazio alla presidenza Ior, la Banca Vaticana. Opus Dei permettendo

Alla Banca Vaticana, in passato nella bufera per gli intrighi dei vari Marcinkus, Calvi e Sindona, potrebbe arrivare l'ex governatore della Banca d'Italia

Antonio Fazio alla presidenza Ior, la Banca Vaticana. Opus Dei permettendo

Al Vaticano è tempo di grandi manovre, manovre spinose che possono avere serie conseguenze d’immagine e non. E’ in corso la delicata successione alla presidenza dello Ior, la tanto vituperata, e non completamente a torto, Banca Vaticana. Quando si parla di Ior il pensiero corre automaticamente alle trame torbide ordite, tra gli anni settanta e ottanta, da Monsignor Paul Marcinkus, Michele Sindona e Roberto Calvi. Di questi tre solo Marcinkus è morto di morte naturale. Recentemente lo Ior è stato tirato in ballo anche in altre inchieste giudiziarie, come quella, solo per citare la più recente, della Procura di Torre Annunziata su un traffico internazionale d'armi che vide coinvolti il leader nazionalista russo Vladimir Zhirinovski e l'arcivescovo di Barcellona Ricard Maria Charles.

In un mondo, quello della Chiesa, in cui la segretezza è una virtù diffusa lo Ior, e le sue faccende, sono assolutamente top secret. Gira la leggenda che quando Giovanni Paolo II, dopo lo scandalo Calvi, chiese l'elenco di tutti i correntisti dello Ior, si sentì rispondere picche: “Spiacente, santità, ma la riservatezza dei clienti è sacra”.
Lo Ior fornisce ad ogni cliente una tessera di credito con un numero codificato senza nome e foto; non si rilasciano ricevute delle operazioni e nessun documento contabile. Non esistono libretti di assegni intestati allo Ior: chi li desidera deve appoggiarsi alla Banca di Roma, convenzionata con l'istituto vaticano. Per statuto i clienti dello Ior possono essere solo esponenti del mondo ecclesiastico: ordini religiosi, diocesi, parrocchie, istituzioni e organismi cattolici, cardinali, vescovi e monsignori, laici con cittadinanza vaticana, diplomatici accreditati alla Santa Sede. A questi si aggiungono i dipendenti del Vaticano e pochissime eccezioni, selezionate con criteri non conosciuti. O forse il criterio è il sempiterno “Pecunia non olet”. Il conto può essere aperto in euro o in valuta straniera: circostanza, questa, inedita rispetto alle altre banche. Aperto il conto, il cliente può ricevere o trasferire i soldi in qualsiasi momento da e verso qualsiasi banca estera. Senza alcun controllo. Per questo, negli ambienti finanziari, si dice che lo Ior è l’ideale per chi ha capitali che vuole far passare inosservati. I suoi bilanci sono noti a una cerchia ristrettissima di cardinali, qualsiasi passaggio di denaro avviene nella massima riservatezza, senza vincoli né limiti.

 


Sta per finire la stagione di Angelo Caloia, il finanziere chiamato venti anni fa da Wojtyla dopo lo scandalo Marcinkus alla guida dell'Istituto per le opere di religione. Il mandato di Caloia scade in ottobre. Per la successione in pole position c’è una coppia: Ettore Gotti Tedeschi, economista vicino all'Opus Dei e collaboratore dell'Osservatore Romano, e Antonio Fazio, ex governatore della Banca d’Italia, sponsorizzato dal cardinale Giovanni Battista Re. In realtà si vocifera anche il nome di Luigi Profiti, direttore dell'ospedale Bambin Gesù, molto vicino al potente cardinal Tarcisio Bertone. Non è poi da escludere una candidatura a sorpresa che potrebbe essere promossa direttamente dal Papa. Siccome la carica è necessariamente anche immagine Ettore Gotti Tedeschi è in vantaggio sull’uomo di Alvito che, seppur devoto e gran dispensator di Bibbie pregiate, è stato travolto dalla stagione delle scalate e dalla sua vicinanza, per non dire favoreggiamento, con i raider Fiorani e Ricucci.
Per la verità l’ascesa di Antonio Fazio alla presidenza della Banca d’Italia fu, già di per sé, un fatto anomalo e singolare. Sino al momento della sua nomina l’istituto aveva seguito la regola di successione sulla base della tradizione: i governatori venivano scelti dopo un passaggio alla direzione generale. Il direttore generale con Ciampi Governatore era Lamberto Dini, inviso però al futuro presidente della Repubblica (pare non ne sopportasse i sigari, o forse qualche antica faida tra toscanacci). Il numero tre era Tommaso Padoa Schioppa. Il Presidente della Repubblica Scalfaro colse l’occasione della contesa per inserire nella lotta Dini-Padoa Schioppa il suo candidato: il numero quattro nella gerarchia di via nazionale, ossia Antonio Fazio da Alvito.
Lo strappo alla tradizione avvenne e Antonio Fazio diventò il nuovo governatore della Banca d’Italia sino alla già citata stagione delle scalate. Questa querelle potrebbe però precludergli la strada allo Ior che non ha voglia di pubblicità negativa ed ha bisogno di tenere un basso profilo. E tra Fazio e Gotti Tedeschi è quest’ultimo ad avere meno visibilità. E questo suo essere "stealth" è una caratteristica particolarmente ambita in Vaticano.
Inoltre è vicino ed amato dall’Opus Dei, e vuoi vedere che per una volta Dan Brown ha ragione.  

                                        Massimo  Bencivenga

 
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