Emma, Alitalia e i vizi italiani
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Emma, Alitalia e i vizi italiani

Passano i presidenti e i governi, ma il vecchio adagio che accompagna il capitalismo e la finanza italica è intramontabile e resiste alle mode

Emma, Alitalia e i vizi italiani

Pur senza entrare nel dettaglio dei numeri Alitalia, rischieremo solo di accapigliarci tra noi perché i veri numeri sono un segreto ben custodito e non accessibile ai profani, ossia al popolo, che una risibile e vecchia legge ritiene sovrano, il quale deve solo pagare senza sapere cosa e senza domandare perché.

Andiamo alle modalità del contendere e poniamoci alcune domande.

Ormai l’hanno capito anche le pietre che il premier Silvio sulla partita Alitalia si è giocato molto in campagna elettorale e si sta giocando tanto adesso.

Le stesse pietre di cui sopra hanno capito anche che, eccezion fatta per il napoletano D’Amato, la Mercegaglia di Confidustria e dell'acciaio, è il presidente di Viale dell’astronomia che più va a braccetto con i politici. I molti l’avevano salutato come una ventata di freschezza nel panorama industriale italiano. Senza sapere. La concorrenza e la meritocrazia è fatto risaputo si applica agli altri.

 

 

Emma dovrà render conto di alcune cose.           

Quando, e capiterà, dovrà parlare di Libero Mercato bisognerà ricordarle che è entrata in una cordata e in una compagnia aerea in virtù (virtù!!?) della sospensione e della successiva modificate di ben tre leggi Antitrust. Mentre l’Europa gridava allo scandalo e ammoniva i vizi italiani.  

Quando, e capiterà, dovrà parlare di rischio d’impresa dovrà spiegare, a noi, quale rischio si corre nel rilevare un qualcosa che lo Stato ha risanato, a spese dei contribuenti, dai debiti. Altro tipo vizio italiano molto inviso in Europa.

 

Quando, e capiterà, si siederà al tavolo delle trattative con il governo per conto di Dio, gli industriali, non potrà non sentirsi in qualche modo in debito per il privilegiato trattamento ricevuto. E agire di conseguenza. Tipico degli italiani a sentire l’Europa.

 

Quando, e purtroppo capiterà, qualche altro socio di Confindustria sarà in difficoltà Emma dovrà spiegargli perché la sua impresa deve fallire mentre Alitalia no. Probabilmente ricorrerà a concetti quali libero mercato e competitività. L’Europa questa volta applaudirà.

 

Per non parlare della causa in corso che il gruppo della Mercegaglia sta affrontando per una tangente pagata ad un manager dell’Enipower per un appalto. E poi si parla di cacciare da Confindustria quelli che, poveri loro, con la pistola in bocca, pagano il pizzo.

 

L’Italia ha tanti virtù ma il pernicioso e persistente vizio, in tema finanziario, di socializzare, spalmandoli sui contribuenti, i debiti e privatizzare, sui soliti noti, i profitti.

 

Amen

 

                                                                     Massimo Bencivenga

 

 

 

 

 

 

 
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