La crisi è ancora qua: continua a correre lo spread
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La crisi è ancora qua: continua a correre lo spread

Purtroppo chi pensava che sarebbe bastato il tanto atteso cambio di vertice alla guida del nostro paese per ristabilire definitivamente i mercati è stato ampiamente smentito dall'andamento dei mercati della scorsa settimana.

La crisi è ancora qua: continua a correre lo spread

Purtroppo più che un attacco all'economia italiana sembra un vero e proprio attacco all'erea euro.

Non a caso oggi lo spread tra titoli di stato spagnoli e francesi rispetto a quelli tedeschi è tornato a crescere raggiungendo, in entrambi i casi, livelli molto preoccupanti. Dal canto nostro l'Italia non si è fatta trovare nelle migliori condizioni possibili: la bassa crescita, l'incertezza politica e, sopratutto, l'altissimo debito pubblico rischiano di provocare una spirale molto pericolosa.

Se è pur vero che il nostro paese gode di un'economia dai fondamentali molto forti, quindi neanche lontanamente paragonabile a quella della Grecia o dell'Irlanda, è altrettanto vero che con la crescita prossima allo zero è davvero molto difficile sostenere interessi così alti sui nostri titoli di stato.

Solo nel corso del prossimo anno, infatti, si stima che l'Italia dovrà rifinanziare circa 200 miliardi di debito pubblico, cosa che generalmente avviene attraverso l'emissione di titoli di stato. Tuttavia se gli interessi dovessero rimanere su livelli così insostenibili sarà davvero un grosso problema riuscire a far quadrare i conti.

Tant'è che non abbiamo fatto nemmeno in tempo ad approvare il maxiemendamento delle scorse settimane che già si parla di nuove misure urgenti necessarie da un lato per tentare di tranquillizzare le borse, e dall'altro per trovare le risorse con cui poter affrontare il pagamento di interessi così salati. Si parla di misure urgenti sulle pensioni, di introdurre nuovamente una tassa sulla casa, di alzare nuovamente l'iva, di importanti tagli ai costi della politica e di incentivare la lotta all'evasione fiscale. Tutte misure difficili che, in più, andranno attuate cercando di incentivare, comunque, la crescita.

Ma a rendere ancor più complessa la situazione ci si mettono anche le banche che a causa di questa situazione stanno entrando in una sorta di crisi di liquidità al punto tale che in molti si chiedono se le banche italiane possono fallire. Non si tratta di essere pessimisti ma semplicemente di un dato di fatto testimoniato da diversi fattori. Primo tra tutti la recente corsa ad accaparrarsi il maggior numero di risparmiatori attraverso l'offerta di conti di deposito a rendimenti mai visti. La maggior parte delle banche sta offrendo ai propri clienti da circa un mese dei conti deposito con interessi lordi superiori al 4%.

Questo perchè per i nostri istituti di credito sta diventando sempre più complicato reperire liquidità sui mercati e, quando ci riescono sono costrette a scontare il cosidetto "rischio paese" pagando interessi molto alti. Un altro esempio, tutto ancora da verificare, è la segnalazione di molte persone che si sono viste arrivare avvisi dalla propria banca in cui si ricordava della possibilità di saldare parzialmente il proprio mutuo senza il pagamento di penali.

Insomma le banche sarebbero pronte a rinunciare ad una parte dei propri guadagni pur di avere più liquidità in cassa da utilizzare per rafforzarsi in vista di un 2012 che si prospetta tesissimo.

Un caso a parte è rappresentato da Unicredit che ha annunciato il licenziamento di oltre 5000 persone tra il 2012 e il 2015 e un ulteriore irrigidimento delle politiche di emissione dei finanziamenti così da ridurre il rischio di mancati rimborsi.

Già questi fattori permettono di delineare un quadro preciso della situazione politica economica italiana ed europea. Si tratta di capire se i paesi dell'eurozona, a cominciare da quelli più in difficoltà come il nostro) avranno la forza di sostenere tutte quelle misure forti e urgenti per rimettersi in sesto e ridare fiato ad un'economia che rischia di essere soffocata da una finanza internazionale che crede sempre di meno nella solidità del "vecchio continente".

Anche perchè gli italiani (ma non solo) si stanno cominciando a chiedere come proteggere i risparmi dalla crisi e la risposta è più complessa di quello che si potrebbe pensare.

 
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