Caro Obama, ma chi paga? Il mondo indebitato?
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Caro Obama, ma chi paga? Il mondo indebitato?

Il mercato ha reagito con un leggero pollice su alla manovra del Governo federale statunitense. Tuttavia, esistono forti dubbi sulla sua efficacia e sui costi di tale manovra

Caro Obama, ma chi paga? Il mondo indebitato?

Prima, seria mezza vittoria del presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama. Il suo piano economico ha, per adesso, in economia non si sa mai, tranquillizzato e spinto al rialzo i principali mercati asiatici, Tokio, ed europei. Si tratta, a onor del vero, di una risposta “tiepidina”, a voler essere ottimistici; le perdite, confrontate al 2007, sono ancora copiose e l’emorragia non è del tutto arginata. Il presidente sta giocando una carta che viene, di volta in volta, definita ora populista ora socialista. Due paroline che sino a poco tempo fa erano aborrite nel linguaggio corrente americano. In soldoni, per tramite del suo segretario al Tesoro Timothy Geithner, il governo sembra intenzionato a fornire una garanzia sui titoli a “rischio”, dividendo in tal modo perdite e proventi.

Ovviamente nella liberale America un atteggiamento del genere non poteva passare inosservato. Ed infatti non sono mancate le critiche da parte di influenti analisti. Il piano non è molto chiaro, e non è detto che funzioni, queste le critiche mosse maggiormente. In questa operazione Geithner è affiancato dal Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. Ben Bernanke, prima di fare il presidente della Federal Reserve, era conosciuto come Helicopter Ben; la ragione di questo curioso appellativo sta nella sua formazione, una laurea con tesi sulla crisi del ’29, e nelle sue idee per combattere le crisi: far piovere i soldi da un elicottero, ossia immettere in circolo forti iniezioni di liquidità. L’obiettivo sarebbe quello di indurre una leva positiva che ripaghi l’iniezione e generi ricchezza aggiuntiva per lo Stato da redistribuire. Questo sulla carta e suoi modelli economici. La realtà potrebbe riservare delle insidie mica da ridere. Mark Zandi afferma “Il Governo non è ancora in grado di dire quanti più soldi di quelli a disposizione serviranno per il programma”; più duro il Nobel dell’economia 2008, e sostenitore di Obama, Paul Krugman secondo il quale “se questo piano fallisse non ci sarebbero i soldi per approntarne un altro”. Non una bella prospettiva, qualora avesse ragione. La risposta etica è stata invece un successo. Ben 24 dei manager Aig che hanno ricevuto bonus esagerati dal gruppo assicurativo hanno deciso di restituire, complessivamente, 50 milioni di dollari. In particolare a fare marcia indietro sono 15 dei 20 executive della divisione prodotti finanziari che hanno incassato i premi più sostanziosi e nove dei dieci manager di Aig con i bonus più pesanti. Un bel viatico, magari da applicare anche in Italia. Tutto questo esborso va a sommarsi alla politica verde del presidente, una politica orientata alla cosiddetta riconversione ecologica dell’economia, un tema su quale la nuova presidenza scommette per rimettere in moto la locomotiva dello sviluppo e affrancare gli Stati Uniti dalla dipendenza del petrolio mediorientale. Prima che ciò avvenga le industrie tradizionali saranno oltremodo penalizzate per i necessari adeguamenti e potrebbero reagire mettendo in disoccupazione i lavoratori. Nella bufera di una tempesta finanziaria imporre un radicale cambiamento energetico è forse una delle scelte peggiori possibili. Opininisti di rilievo come Mark Hertsgaard sono tuttavia ipercritici verso la politica verde di Obama definendola “timida e non sufficiente”. Nell’agenda del presidente ci sarebbe anche l’idea di estendere la copertura sanitaria, una spesa non da poco, una promessa fatta in campagna elettorale da Obama come dalla Clinton, una promessa, visti i tempi e la liquidità, difficile da mantenere, perlomeno nel breve periodo. Da dove arriveranno i soldi per queste grandi manovre? Dalle tasse? Tanti americani sono oberati di debiti. E non è pensabile, e neanche possibile, che a pagare siano solo i ricchi; al di là del fatto che non ce la farebbero comunque, in questo momento servono all’America in quanto devono fungere da volano. Che dire? Ci siamo infilati tutti, intendo tutto il mondo, in un cul de sac da cui sarà molto difficile uscire. La recessione, dicevano gli economisti classici, è una medicina amara ma che va bevuta. Non li abbiamo ascoltati neanche quando abbiamo deciso di drogare il mercato con prodotti “fantasiosi”. Sarà il caso di ascoltarli adesso? Riuscite a capire perché ad Obama sono spuntati i capelli bianchi? Ad maiora…

                                                               Massimo   Bencivenga

 
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