La finta priorità della lotta all'evasione. 300 miliardi di sommerso che non vogliamo...
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La finta priorità della lotta all'evasione. 300 miliardi di sommerso che non vogliamo...

Lo scorso Agosto c'è stato un tentativo, stoppato, di alzare la soglia minima di tracciabilità. Un chiaro segno che la lotta all'evasione è una FINTA, parole buone in campagna elettorale. Ma poi basta ok; del resto, siamo o no italiani?

La finta priorità della lotta all'evasione. 300 miliardi di sommerso che non vogliamo...

Vi ricordate, regnate Monti, quando si parla della corruzione come di un cancro sociale e come un freno, un’ancora pesante per lo sviluppo? In campagna elettorale tutti d’accordo; ma cosa si sta facendo concretamente? Più nulla che poco.

Un’altra parola hot, più una stringa per la verità, del 2012 era la lotta all’evasione. Anche questa vista come una priorità (quante ce ne sono) nazionale, non peregrinamente peraltro, considerando che è da una concezione civica e civile più alta del concetto di tasse che passano l’equità sociale e lo sviluppo coeso di uno Stato.

Sul fronte lotta all’evasione non solo s’è fatto poco o nulla, a parte qualche ratifica di poco conto, ma si cerca proprio di spuntare le armi messe in campo.

Il 6 agosto scorso, due senatori del Popolo delle libertà, Cinzia Bonfrisco e Antonio D'Alì, hanno cercato di far passare un emendamento al decreto “del fare” consistente nel rialzare a 3.000 euro la soglia sull’utilizzo del denaro contante. Soglia che Mario Monti aveva fissato a quota mille.

Il Governo non ha “abboccato” e proposta è stata bocciata. Ma il tentativo rimane, e magari ci si riproverà più in là e con altro modo. Un mese prima, il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari in merito aveva detto che “Così com'è oggi, la soglia rappresenta una camicia di forza ai cittadini e frena la ripresa e la crescita in tutti i settori”. Per dare maggior valore alle sue parole, aggiunse che l’idea di innalzare la soglia incontrava il favore anche del ministro Pd Flavio Zanonato. Che non vidimò né smentì la cosa.

La Corte dei Conti, ad ogni modo, diede un altolà all’idea, suggerendo di intervenire sì, ma abbassando ulteriormente e non già aumentanto la soglia. “E’ intuibile come la gran parte delle transazioni che possono dar luogo all’occultamento dei ricavi si addensi al di sotto della soglia dei mille euro”, si legge in una relazione presentata dieci giorni dopo dal presidente, Luigi Giampaolino.

Uno studio (“L'Italia in nero-riflessioni sull'economia sommersa”) Eurispes del 2012 arriva a ipotizzare un nero pari a quasi 530 miliardi, una cifra considerevole nevvero? Qualcosa di veramente enorme e che si avvicina a quella (575 miliardi) del totale delle venti manovre economiche varate negli ultimi dodici anni dai governi di turno. I numeri sono molto, molto discordanti, perchè altri parlano di 300 miliardi, ma un dato resta: la situazione italiana è del tutto fuori controllo, basti pensare che il fenomeno è valutato al 6,7 per cento in Gran Bretagna, al 5,3 negli Stati Uniti, al 3,9 in Francia e addirittura allo 0,3 in Norvegia. Mentre, con questi dati, si stima per l’Italia una forchetta tra il 17 e il 21 per cento del Pil.

Va da sé che il fenomeno del sommerso ha effetti sulla pressione fiscale effettiva, quella cioè che grava sui contribuenti onesti, perché i servizi devono essere garantiti e da qualche parte le risorse devono essere prese.

Le cifre elencate sono tali da far apparire ridicolo il balletto in corso sulla manciata di miliardi (quattro) che il governo dovrebbe racimolare per tagliare l’Imu perché, stimata l’evasione a 320 miliardi, si tratterebbe di recuperare solo l’1,25% per i quattro miliardi dell’Imu sulla prima casa. Si riesce a far meglio?

Certo che sì! C’è la volontà? Non mi sembra.

 

 

Massimo Bencivenga 

 
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