Trasparenza allo Ior. Tremano i prelati. Ma sarà poi vero?
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Trasparenza allo Ior. Tremano i prelati. Ma sarà poi vero?

La cura Papa Francesco sembra farsi sentire. Ma l'azione di trasparenza è solo di facciata o durerà.

Trasparenza allo Ior. Tremano i prelati. Ma sarà poi vero?

Sarà vera gloria? Allo Ior sembra essere passata la linea Glasnost della Trasparenza.

A sentire i rumors, sempre molto sommessi in Vaticano, l’invio delle lettere pare sia avvenuto su preciso input e sotto la supervisione di Papa Francesco.

Quali lettere? Quelle che hanno ricevuto una cinquantina (per adesso) di correntisti (eminenze, preti e dirigenti della Santa sede che ad agosto hanno fatto da cavie ricevendo per primi la missiva). In queste lettere, la banca vaticana li esortava (eufemismo) a fornire non solo documenti personali e informazioni sul proprio profilo economico, ma altresì a giustificare l’origine e la fonte delle somme da loro depositate. I soliti rumors sussurrano che una lettera del genere sia arrivata anche Tarcisio Bertone, il potente Segretario di Stato uscente. Un alto prelato sudamericano sembra che, prima di chiudere il conto abbia detto che una banca come lo Ior “non può non fidarsi dei propri clienti”. Chissà cosa succederà nelle prossime settimane, quando le lettere arriveranno a migliaia di sacerdoti e suore sparsi in tutto il mondo.

 

Uno tsunami di trasparenza sembra essersi abbattuto sulle mura del Torrione Niccolò V, sede dell’Istituto per le opere religiose, silenzioso e quasi del tutto sconosciuto simbolo tanto dell’opulenza e della potenza diplomatica di santa Romana Chiesa cattolica e Apostolica, quanto dell’opacità, di una zona grigia che è cominciata a venir fuori nei primi ’80, ai tempi del crac dell’Ambrosiano.

 

Sarà vera Gloria dicevo? Si tratta di una operazione di facciata, o davvero la Santa Sede ha voglia di trasformare lo Ior in una banca normale? Una banca dove tutti possono aprire dei conti. Al momento, io non posso aprire lì alcun conto, non senza l’appoggio di qualche prelato di un certo rilievo. Il semplice cittadino non può, ma criminali (si parla di Provenzano) e politici sì.

 

Dal punto di vista tecnico, l’operazione è supervisionata dalla società di consulenza americana Promontory Financial Group, che da maggio con venti 007 finanziari sta spulciando tutti i conti sospetti e suggerendo nuove procedure per la battaglia contro il riciclaggio.

 

Il nuovo board dell’Istituto (do you remember l’affair Gotti Tedeschi?), presieduto da von Freyberg e dal neo vicedirettore Rolando Marranci si trova ad affrontare una duplice sfida: tenere sotto controllo i conti dell’Istituto; fare pulizia interna, e presentarsi agli esperti del Moneyval, il Comitato del Consiglio d’Europa che valuta le misure per il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, con una regolamentazione più consona alle nuove normative, quelle del terzo Millennio non della terza decade del secolo scorso.

 

Staremo a vedere. Anzi, quasi quasi proverò ad aprire un conto lì.

 

 

Massimo Bencivenga

 
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