McCain-Obama. Mexican stand-off su esteri, economia e ambiente
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McCain-Obama. Mexican stand-off su esteri, economia e ambiente

Primo faccia a faccia tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Leggera vittoria ai punti per il senatore nero che peṛ non brilla

McCain-Obama. Mexican stand-off su esteri, economia e ambiente

Nashville, Tenessee, primo campo di fuoco della singolar tenzone tra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti d’America. McCain-Obama, uno contro l’altro in un verbale mexican stand-off, canna rigata contro canna rigata, o meglio, lingua tagliente contro accuse al fulmicotone. L’eroe di guerra, l’ammiraglio, figlio e nipote di ammiragli, puro esponente dell’intellighenzia Wasp( White anglo-saxon protestant) versus la sublimazione del melting pot e del sogno americano, il figlio di un keniota e nipote di un pastore di capre, nato alle Hawaii e cresciuto a Giakarta. L’America profonda e conservatrice contro l’America agile e cosmopolita. L’uno cerca di prendere distanza quanto più possibile dall’amministrazione Bush, sono letteralmente spariti dalla circolazione i vari Rice, Rumfeld, Cheney; l’altro, a parole o con simbolismi ad effetto, richiama alla mente i passaggi e le parole di Lincoln e Kennedy. L’ha fatto anche ieri il senatore nero.

 

Capitolo esteri, cioè medio oriente, almeno per ora. L’affondo del vecchio ammiraglio sull’inesperienza del giovane democratico ha prestato il fianco alla fulminante risposta del senatore di Chigago:” È vero, non capisco cosa stiamo facendo in Iraq, invece di dare la caccia ai terroristi dell’11 settembre.” Molti avranno pensato:”Già, cosa stiamo facendo?”.

 

Sottocapitolo Iran. Affondo preventivo, ovvio, verso la teocrazia di Teheran per l’ammiraglio; vigilanza attenta per Obama. In ogni caso il nucleare iraniano preoccupa..

 

Sottocapitolo Afghanistan. Restare per vincere, per entrambi.

 

Sottocapitolo Israele. Entrambi inoltre sono favorevoli all'avvento di uno Stato palestinese indipendente da quello israeliano. Ma hanno una posizione diversa rispetto all'atteggiamento da tenere verso la Siria. Obama tende a incoraggiare negoziati di pace fra Gerusalemme e Damasco e pensano che la Siria possa essere indotta ad adottare politiche più moderate. McCain è contrario a queste trattative e considera la Siria come un nemico irriducibile. Entrambi sono favorevoli all'indipendenza del Libano, ostili a Hezbollah e sostenitori delle risoluzioni Onu riguardanti questo paese.

 

Economia. Le domande che pervenivano da casa avevano un agghiacciante vettore dominante: la recessione, quella che gli americani chiamano la R word, la parola che non vogliono neanche pronunciare è stata spedita milioni di volte lungo le strade della rete e rivolta ai candidati. Obama ha avuto vita facile dicendo che è colpa dei repubblicani, ma la soluzione di tagliare le tasse al ceto medio per rilanciare i consumi non ha del tutto convinto. McCain con la trovata a sorpresa di dare ordine al tesoro di comprare i mutui in sofferenza per rinegoziare con i proprietari ha fatto anche peggio, una trovata populista in un paese che considera l’intervento dello stato sull’economia alla stregua di un’eresia. Di fatto nessuno dei due ha convinto. Entrambi hanno indicato nel miliardario e leggendario investitore Warren Buffett l’uomo giusto per tenere la rotta dell’economia nella tempesta. Obama ha anche avanzato il nome di Meg Whitman, ex presidente di eBay. Alcuni rumors di non molti tempi fa indicavano la volontà di Obama di ingaggiare, come principale consigliere economico Austan Goolsbee, un docente dell’università di Chicago, seguace delle idee liberiste, oggi dette neocon, di Friedman e molto vicino a Alan Greenspan, ex presidente della Federal Reserve. Volete sapere il nome di uno degli allievi più ferventi di Milton Friedman, fondatore della scuola di Chicago? Donald Rumsfeld, uomo chiave dell’amministrazione Bush ed ex presidente di Gilead Sciences, società proprietaria del vaccino Tamiflu efficace, ma soprattutto venduto, contro l’aviaria!!. Le notizie non sono tutte negative, Obama ha molta stima di Jason Furnam, un economista 37enne sempre dell’area liberista che però, ha dichiarato, si avvarrà anche della consulenza di due economisti keynesiani: Jared Bernstein dell'Economic Policy Institute e James Galbraith, figlio del nemico di Friedman, John Kenneth Galbraith.  Obama in caso di vittoria potrebbe però optare per Joseph Stiglitz, Nobel per l’economia nel 2001, e ministro di Clinton.

 

Ambiente. Obama è favorevole a ciò che l'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), organismo che ha vinto il Nobel per la pace 2007, ritiene essere indispensabile per scongiurare un catastrofico cambiamento del clima: tagliare dell'80 per cento le emissioni di gas serra globali entro il 2050. Per realizzare questo ambizioso risultato, Obama avrebbe intenzione di far entrare in vigore il sistema cosiddetto 'cap and trade' (permessi di emissione negoziabili), in virtù del quale il governo venderebbe alle corporation statunitensi i permessi per emettere gas serra, investendo gli utili da ciò derivanti nello sviluppo di energie ecosostenibili. McCain si colloca in una posizione migliore rispetto al resto del suo partito sul tema ambientale, ma non si spinge lontano quanto Obama. Dice infatti di voler ottenere entro il 2050 un taglio delle emissioni di gas serra del 60 per cento soltanto, ma il vero problema è che difficilmente le sue politiche potranno assicurare riduzioni di questa portata. Il sistema cap-and-trade proposto da McCain assegnerebbe gratuitamente la maggior parte dei permessi per le emissioni, scelta che gli ambientalisti criticano, considerandola una concessione alle corporation che ridurrebbe di fatto la spinta a diminuire l'inquinamento. McCain si dice favorevole anche a un potenziamento delle esplorazioni dei giacimenti di petrolio e alla costruzione di decine di impianti nucleari, mentre Obama non condivide queste proposte.

             

                                                               Massimo    Bencivenga

 
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