Presidenziali Usa 2016. Il popolo repubblicano nei sondaggi vorrebbe Rand Paul candidato
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Presidenziali Usa 2016. Il popolo repubblicano nei sondaggi vorrebbe Rand Paul candidato

Il mio favorito è sempre Ted Cruz, quello dell'establishment è sempre Jeb Bush, ma ci sono altri che stanno salendo. Come Paul Rand e Scott Walker

Presidenziali Usa 2016. Il popolo repubblicano nei sondaggi vorrebbe Rand Paul candidato

Un conto è l’establishment, ben altro il volere della persona comune.

Mentre in tanti, in molti danno per scontato che sarà Jeb Bush il candidato dell’Old Party per il 2016, arriva un sondaggio a dire che il repubblicano più gradito è il senatore Rand Paul del Kentucky, figlio dell’ultraliberista Ron, spesso runner alle primarie del GOP, del partito dell’Elefante.  

Si tratta di un sondaggio importante; e si tratta della terza vittoria consecutiva per Rand Paul. Il senatore Paul ha ottenuto il 25,7% dei voti, arrivando davanti al Governatore del Wisconsin Scott Walker, che ha racimolato il 21,4%.
Terzo il mio favorito per i repubblicani: Ted Cruz, con 11,5%.

E Jeb Bush? Il figlio e fratello di ex Presidenti Usa è finito al quinto posto con una percentuale intorno all’8%, preceduto anche dal neurochirurgo in pensione Ben Carson, che è stato preferito dall’11,4% degli intervistati.
Peggio di Jeb Bush sono andati il governatore del New Jersey Chris Christie con il 2,8& e l’ex governatore del Texas Rick Perry che ha totalizzato un deludente 1,1%.

Ma questo è solo uno dei sondaggi, che certo, danno una idea, ma alla fine conta anche altro. Come la capacità di raccogliere fondi. Romney per esempio, un tipo algido e che fece un sacco di errori nel 2012, raccolse più soldi di tutti, dimostrando di avere appeal perlomeno nella raccolta fondi. Raccolta fondi nella quale i Bush hanno un meccanismo e delle dinamiche abbastanza oliate; si reputano capaci di ottime performance finanziarie (in senso di raccolta fondi) anche Ted Cruz e Marco Rubio.

Dai primi sondaggi emerge però la voglia nell’elettore repubblicano di affidarsi a personaggi lontano dalle lobby e più vicini allo spirito repubblicano delle origini. E questo sentire che sta dando forza alle narrazioni, alle storie e allo storytelling di Joni Ernst e Scott Walker, il vero, in parte inatteso protagonista di questi numerosi sondaggi.

Gli altri salgono e scendono, ma lui si difende sempre bene. E un sondaggio lo dà in vantaggio nelle intenzioni di voto dall’Iowa, che apre le danze. Walker avrebbe il sostegno del 25% dei probabili GOP caucus, il sen. Rand Paul del Kentucky avrebbe il 13%, il dottor Ben Carson e Huckabee all’11%, con Jeb Bush al 10%.

C’è chi minimizza questi dati, come Chris Christie, che ha riferito di non essere preoccupato “per quello che i sondaggi dicono 21 mesi di eleggere il presidente degli Stati Uniti”. Sarà, ma io al suo posto qualcosa cambierei, visto che una larga fetta dei repubblicani ha detto che non voterebbe per il GOP con Christie candidato.

La situazione è molto fluida e, naturalmente, tutta in divenire. C’è un altro sondaggio, su base nazionale, che vede Jeb Bush leader con il 19%, seguito da Scott Walker, che come vedete c’è sempre, al 18%. Ma poi la cosa sfuma tanto, al punto che la medaglia di bronzo andrebbe all’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee (che ha già corso in alcune primarie) al 10%, che precederebbe di una incollatura Ben Carson al 9%.

E poi? E poi Rand Paul al 7%, che metterebbe dietro il governatore del New Jersey Christie, fermo al 6%; l’altro governatore, quello della Florida, Marco Rubio al 5%; Ted Cruz, il maratoneta della parola, al 4%; Rick Perry, altro governatore, al 3%; l’ex senatore della Pennsylvania, ed ex runner un po’ a sorpresa delle primarie del 2012, Rick Santorum al 2%, in compagnia della manager Carly Fiorina.

Il sondaggio sembra evidenziare che Rand Paul avrebbe, rispetto ad altri, il supporto degli indipendenti; è abbastanza forte nel Midwest e tra gli elettori di sesso maschil, mentre sarebbe più debole nel Nord-Est.

Ma, come ha detto Christie, mancano mesi e mesi. E tutto può ancora succedere.

 

Massimo Bencivenga 

 
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