Yanis Varoufakis, l’amante della Teoria dei Giochi ha fatto la sua mossa
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Yanis Varoufakis, l’amante della Teoria dei Giochi ha fatto la sua mossa

La Grecia ha un ministro delle Finanze dalle idee chiare e dalla schiena dritta; sembra uno spartano, ma in tanti guardano a lui, perché se dovesse riuscire si aprirebbe una nuova fase nella UE.

Yanis Varoufakis, l’amante della Teoria dei Giochi ha fatto la sua mossa

Le democrazie occidentali, soprattutto quelle liquide post caduta del comunismo, hanno di bello che spesso si reggono su una curiosa diarchia. C’è il Premier, interamente preso e compreso nel fare il piacione, che si spende in spettacolari storytelling per avvincere e sedurre, e poi sedurre ancora il pubblico (gli elettori); e c’è il Signore delle Tenebre, quello che mostra la faccia più dura e cruda: il ministro delle Finanze.

Il parallelo di sopra ben si attaglia per esempio al dualismo Blair-Brown; e ben sappiamo cosa successe quando il secondo, il vero artefice della successo economico del Regno Unito sotto Blair, quando toccò  lui essere leader.

Adesso va di moda dire, in politica, ha la schiena dritta. Devo dire che difficilmente ho trovato un politico dall’atteggiamento più marziale di Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze della Grecia che in questi giorni sta lasciando in ombra anche Tsipras. Su di lui sono puntati gli occhi di tutto il mondo, e devo dire che regge i riflettori alla grande, grazie soprattutto a una dote rara tra i politici: l’integrità e l’assoluta coerenza tra pensiero e azione.

E anche per questo che, come si dice in gergo, buca il video.
Una star di twitter lo era già, ma adesso è qualcosa di più: incarna la speranza di una Europa diversa, che non vuole più sottostare acriticamente ai diktat europei e transnazionali.

Checché ne dicano gli altri, da quando è scoppiata la crisi, è stato il primo politico e il primo ministro delle finanze di un paese membro che non è andato a Canossa con la mano tesa a chiedere scusa o a prendere gli ordini. Ed è già qualcosa.
Alla prima uscita ha lanciato due frecciatine mica da ridere alla Germania.

Con tre semplici frasi ha prima ricordato alla Germania che fu una Germania prostrata economicamente a fare da humus fertile all’ascesa della follia collettiva di Hitler e i suoi accoliti amanti di Thule e altre stramberie esoteriche; poi che la Germania per prima non ha in passato onorato i suoi debiti; infine la botta finale.
Non vogliamo aiuti, non a queste condizioni. La Grecia cadrà? Bene, ma non riteneteci responsabili dell’effetto domino.

Nessuno aveva mai parlato così alla Germania e all’Europa.
Non nel nuovo Millennio.
E sembra suo il suggerimento di definire waterboarding fiscale il piano di aiuti per la Grecia sottoscritto dai precedenti governanti.

E’ un matematico Yanis Varoufakis (come lo erano anche Keynes e Friedman), amante della Teoria dei Giochi (quella, tra gli altri, di John Nash di A beautiful mind) e ha fatto la sua mossa.
La mossa del Minotauro. 

Non vogliamo aiuti a queste condizioni.
Non vogliamo uscire dall’euro.
Vogliamo rinegoziare i prestiti.

L’UE può non accettare le prime due condizioni, ma, come lui ha paventato, c’è un rischio contagio che non va sottovalutato.
Ha vissuto per anni in Inghilterra Varoufakis, che ha ammesso di essere arrivato ad odiare la Thatcher, ma non è neanche un Keynesiano duro e puro. Ha scritto un libro, Varoufakis, Il Minotauro globale, nel quale si scaglia contro gli Usa che avrebbero plasmato il Capitalismo dello scorso secolo e starebbero brigando per disintegrare lo stesso, al fine di dar vita a un altro modello. Il suo leader di governo, Alexis Tsipras, non manca di regalare ai leader del mondo, durante incontri e convegni il libro di Varoufakis. Joaquin Estefanìa ha sottolineato che come teoria economica, Varoufakis si pone allo stesso tempo contro i libertari e contro i keynesiani, proponendo di una nuova Bretton Woods, una “Bretton Woods per il ventunesimo secolo che generi un meccanismo globale di riciclaggio dell'eccedente, cosa che i mercati - per quanto globalizzati, liberi e ben funzionanti (ma non è questo il caso) - non possono fare”.

Gli accordi di Bretton Woods si tennero nel 1944 ed erano orientati definire e ratificare un sistema di regole e procedure per controllare la politica monetaria internazionale. Punto cruciale degli accordi, oltre alla creazione del FMI e del WTO (o dei loro antenati) era l’obbligo per ogni paese di agganciare il tasso di cambio a un valore fisso rispetto al dollaro, che in tal modo divenne valuta principale. Accordi che gli Stati Uniti stessi resero di fatto molto più fluidi quando sganciarono il dollaro dall’oro in seguito al collasso dovuto al Vietnam e ai costi della Guerra Fredda. Ma questa è un’altra Storia.

Lo spirito marziale di Varoufakis mi ricorda il coraggio degli Spartani, rasati anche loro.
Spero vivamente che sia il Minotauro, nel senso che dia delle decise incornate al muro burocratico dell’Europa.
Ci riuscirà? Non lo so.

Ma come farà la Grecia? Varoufakis è un ottimo giocatore, ma non è stupido. La sua è una mossa ponderata, dal momento che si parla di aiuti alla Grecia che potrebbero venire da Cina e Russia. In tal caso, quale sarà la prossima nazione ad alzare la testa e a seguire l’esempio della Grecia? La Spagna? L’Italia? Il Portogallo?

 

Massimo Bencivenga 

 
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